Cesacastina

cesacastinaLa frazione di Cesacastina, si trova a 1150 m s.l.m. nel cuore del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il paese è suddiviso in quattro borghi; l’agglomerato più antico si trova ai piedi del paese, borgo “Combrello” (Colle Morello) in cui si possono ammirare architravi del 1600. In questo borgo ha avuto i natali Don Michelangelo Forti, patriota e umanista, al quale è dedicata l’omonima piazza. Le case, costruite in arenaria, rispecchiano la geologia del luogo e il paesaggio mozzafiato. Il borgo “Colle” si caratterizza per versetti e motti incisi su porte e finestre degli edifici. Il borgo Mastrisco è il primo nucleo che si incontra alla porte del paese percorrendo la rotabile. Da racconti popolari si narra che il paese è stato colpito da uno smottamento; da ciò deriva il suo nome che in dialetto locale vuol dire “rimasto in loco”.

Il borgo ” Villa ” si caratterizza per la chiesa dedicata ai SS Pietro e Paolo. Essa si presenta con una pianta a croce latina con motivi ornamentali interni risalenti al barocco, costituiti principalmente da un altare con colonne tortili e dipinti raffiguranti motivi sacri. La chiesa era l’unica nella montagna teramana che conservò il patronato laico, cioè il diritto dei residenti ad eleggere il proprio parroco. Il paese è divenuto famoso per la sua posizione strategica, poiché in poco tempo è possibile raggiungere la Valle delle Cento Cascate, un grandissimo bacino idrografico dove in primavera è dominato da numerosi corsi d’acqua. Da qui poi si può raggiungere Monte Gorzano che con i suoi 2457 m s.l.m.m risulta essere la vetta più alta del Lazio e dei Monti della Laga, con una vista molto bella sul Gran Sasso d’Italia.

In paese si narrano storie circa l’origine del paese e dello stesso toponimo. Nelle vicinanze vi era l’ospedale di San Antonio Abate localmente detto dei tignosi, fu ceduto in gestione mediante convenzione al Convento dei Francescani dell’Aquila ai primi anni del Cinquecento[5]; era adibito a luogo di ricovero per malati di tigna, i quali venivano portati in quel luogo che ancora oggi prende il nome di Tignoso. In prossimità di questo ospedale è possibile osservare i resti della chiesa di Santa Maria Maddalena, nel quale sono stati ritrovati una croce e un calice d’oro con il quale papa Giovanni Paolo II ha proclamato una messa nel santuario di San Gabriele nei pressi di Colledara. Altre storie poi sono state scritte su roccia, altre tramandate. “Cesa”- “Castina” può essere tradotto come Taglio di castagno, oppure ricollegato a un accampamento romano, dove Cesa può significare taglio di un qualcosa come il bosco per esempio, e Castinus, si ritiene essere un console romano che si occupava di viaria, e dato che nella Valle delle Cento Fonti è presente un tracciato, che può essere assimilabile a un via secondaria dell’allora via Salaria, quindi Cesacastina poteva rappresentare un accampamento.
Fonte wikipedia